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giovedì 9 luglio 2009

Quindici anni dopo

Ci sono cose che capitano come nei film.
Sono andato via da Torino già mentre finivo la quinta elementare. Dicono fossi allegro da piccolo (come adesso, del resto), così stavo proprio bene con gli altri bambini e le altre bambine della mia classe.
Così, l'ultimo giorno di scuola è stato anche l'ultimo giorno che ci siamo visti.

Poi la vita, come un orologio a pile infinite, va avanti, per ciascuno.

Quindici anni dopo, viene l'idea di riunire la classe, e così tra internet e vicinanze siamo riusciti a trovarci.
E' strano uscire la sera a 27 anni, con un po' di batticuore. Mi capita solo quando scendo dalla scaletta dell'aereo e davanti c'è l'Africa. Altrimenti, si esce sereni, allegri, tranquilli, contenti, stanchi, sorridenti.. ma mai, con il batticuore.

E' stato bello rivedervi 15 anni dopo, ognuno con le sue storie da raccontare. Impari qualcosa in più, sulla vita, quindici anni dopo. Che qualcuno va in discesa e corre, qualcuno si arrangia come può, qualcun altro cammina in salita da un po'. Qualcuno si è spostato, ha una famiglia, qualcun altro lo farà presto, altri forse non lo faranno mai.

Bello, avrò altre persone da portare nel cuore, che ricordavo bimbi e li ho ritrovati con la barba, che ricordavo con la Barbie e che adesso ha una famiglia. Bello tutto questo, bello davvero.

Chissà tra quindici anni.

mercoledì 17 giugno 2009

c'e' tempo...

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

È tempo che sfugge, niente paura
che prima o poi ci riprende
perché c'è tempo, c'è tempo c'è tempo, c'è tempo
per questo mare infinito di gente.

Dio, è proprio tanto che piove
e da un anno non torno
da mezz'ora sono qui arruffato
dentro una sala d'aspetto
di un tram che non viene
non essere gelosa di me
della mia vita
non essere gelosa di me
non essere mai gelosa di me.

C'è un tempo d'aspetto come dicevo
qualcosa di buono che verrà
un attimo fotografato, dipinto, segnato
e quello dopo perduto via
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
la sua fotografia.

C'è un tempo bellissimo tutto sudato
una stagione ribelle
l'istante in cui scocca l'unica freccia
che arriva alla volta celeste
e trafigge le stelle
è un giorno che tutta la gente
si tende la mano
è il medesimo istante per tutti
che sarà benedetto, io credo
da molto lontano
è il tempo che è finalmente
o quando ci si capisce
un tempo in cui mi vedrai
accanto a te nuovamente
mano alla mano
che buffi saremo
se non ci avranno nemmeno
avvisato.

Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Ivano Fossati

sabato 9 maggio 2009

DOMANI



Ma domani, domani, domani lo so...
lo so che si passa il confine...
e di nuovo la vita sembra fatta per te
e comincia,
domani.

martedì 7 aprile 2009

LA NOSTRA CASA


Ci sono giornate, che non nascono come tutte le altre. Ci sono giorni che dal televideo, dal telegiornale del mattino, capisci che è successo qualcosa di più grande. Di più grande come più grande di ogni uomo e di ogni casa in cemento armato è la terra che decide di spostarsi. Ci sono storie, dentro un terremoto. Le storie di chi l'ultima cosa che ha visto è stato il muro della propria casa cadergli addosso, di quella casa dove sono finiti i giorni di lavoro, di quella casa che nella mente di ognuno è il rifugio dal casino del mondo. Le storie di chi si è salvato ma ha perso mamma, papà, fratelli, sorelle, bambini. Le storie di chi si è salvato e basta, e bastava che abitasse nella casa accanto, o al piano di sopra o di sotto, che forse non ce l'avrebbe fatta. Le storie di chi una casa ce l'aveva, fino alle tre della notte scorsa. Le storie personali, che i rimbalzi mediatici diffondono al mondo senza il filtro di nessun commento. Di quella bimba di pochi mesi che si è salvata perché la mamma le ha fatto da scudo, o di quella nonna che ha resistito un giorno e mezzo facendo l'uncinetto per far passare il tempo o ancora del bambino che è tornato in casa per prendersi il pupazzo e ha trovato un sopravvissuto. E poi, l'Italia che si è svegliata scossa da tutto questo. Perché finché senti la gente che chiede aiuto e si dispera in un altra lingua, come spesso purtroppo capita nei servizi dalla Palestina, da Israele, dall'Africa e da chissà quanti altri posti del mondo, finchè lo senti nella loro lingua, provi compassione e qualche momento di tristezza. Ma quando la gente che chiede aiuto lo dice nella tua lingua, lo dice in italiano, è diverso, è infinitamente diverso, perchè lo sta dicendo così come lo diresti tu, e la compassione si trasforma in un dovere di coscienza per aiutare, per fare qualcosa. E' lì, che capiamo l'inutilità di non fare niente, d non poter fare niente, quando qualcuno ha bisogno di aiuto. Nella disperazione della tragedia, sono orgoglioso di essere italiano quando mi accorgo che la gente normale rinuncia a qualcosa immediatamente per mandare un offerta, quando i medici, gli infermieri, i volontari lasciano le loro cose e partono per aiutare, quando bastano un appello dell'Avis e dodici ore perchè le donazioni di sangue siano sufficienti. Sono orgoglioso quando abbiamo la percezione che la nostra casa esca dal nostro quartiere, dalla nostra città, dall nostra regione. Quando sentiamo l'Italia, come la nostra casa. Succede quando capita qualcosa che interroga le nostre vite nel profondo, ogni volta che succede qualcosa per cui in un modo o nell'altro ci rendiamo conto che potremmo esserci stati noi, dall'altra parte. Coraggio.

venerdì 6 marzo 2009

...E crescendo impari...

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affanosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

(Grazie Eg!)

 
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